Nel lontano maggio del 1974, Roy Thomas e Gil Kane diedero vita ad un personaggio esperto di arti marziali che, col sangue e sudore, si guadagnò il titolo di Iron Fist, il potere del Pugno d’Acciaio acquisito dopo una vittoria schiacciante ai danni di un temutissimo drago in una mistica città accessibile ogni decade chiamata K’un-L’un.

Netflix, per la quarta volta, si è presa la responsabilità di raccontare le origini di Daniel Thomas “Danny” Rand (Finn Jones) che saranno il crocevia per presentare a metà del 2017 il crossover preparato per unire Daredevil, Jessica Jones e Luke Cage nei Defenders.

Il percorso del regista Scott Buck, fin da subito, si è discostato dal fumetto sebbene i personaggi principali son stati presentati con tutte le loro diversità.

Danny ha scelto di tornare a New York per far sapere agli amici più stretti di aver attraversato l’inferno con qualche ammaccatura, ma di essere tornato forte, determinato ed ansioso di cominciare una nuova vita dimenticando la morte dei genitori in quel tragico giorno che lo ha segnato per sempre.

Purtroppo i quindici anni di assenza lo hanno costretto a recuperare l’identità perduta e ad inimicarsi coloro che considerava come fratelli: Joy (Jessica Stroup) e Ward Meachum (Tom Pelphrey). Soprattutto con quest’ultimo – alle prese con un padre autoritario chiuso in gabbia che mette a dura prova la sua pazienza – ci sono dissapori sin dall’infanzia e rimane ancora un lontano miraggio la possibilità di lavorare insieme senza guardare le antipatie personali.

Quando il guerriero riprende in mano il patrimonio della famiglia si mette con impegno a far sì che fare la cosa giusta per il prossimo sia al primo posto rispetto al profitto economico della compagnia generando tra i colleghi molte perplessità.

La scoperta della setta segreta tradizionalmente nemica (e punto di incontro con Daredevil) che sta soffocando la città è quell’obiettivo che si era prefissato durante i duri addestramenti sulle montagne e fanno crescere, man mano che gli ostacoli gli si pongono davanti, la convinzione che egli sia la persona giusta per porre fine ad un male sulla carta incurabile.

Colpisce positivamente la modalità con cui la mente dell’orfano vacilla tra la calma e la rabbia ed una personalità fedele agli insegnamenti del maestro, ma ferma sulla volontà assoluta di non uccidere.

Il rapporto con Colleen Wing (Jessica Henwick) è il più importante ed uno dei più complicati che, però, non ci ha dato quella sensazione di soddisfazione generale soprattutto perché le ragioni della voglia di riscatto dell’insegnante di dojo si infrangono in una conclusione amorosa prematura e vista e rivista.

Marvel’s Iron Fist

I combattimenti hanno deluso le aspettative registrando un passo indietro se ci soffermiamo sulle emozionanti botte da orbi che l’eroe mascherato Daredevil infliggeva ai primi mascalzoni con un’unica impressionante inquadratura in grado di descrivere l’enorme forza di volontà di aiutare la gente indifesa.

Alcuni colpi tipici da ammirare per la dinamica e l’efficacia, difatti, hanno soltanto dato quella fiammata improvvisa fine a se stessa e priva di mordente.

Tuttavia, il ritmo lento, i toni in parte ironici soprattutto grazie all’infermiera onnipresente Claire Temple (Rosario Dawson) ed una grinta mai sopita hanno rispecchiato la filosofia zen di Danny ed indirizzato la storia approssimativamente verso un’unica direzione che, per atteggiamento a tratti tipica del patriottismo americano, ha assolutamente bisogno di sorpassare la sufficienza altrimenti Iron Fist rischia di essere il primo stop o quantomeno il capitolo meno riuscito degli eroi e supereroi della Marvel sul piccolo schermo. E non sarebbe una buona pubblicità per la miniserie di questa primavera che ha il principale scopo di riscuotere un largo successo di pubblico.

Giovanni Calogero

A proposito dell'autore

Mi chiamo Giovanni Calogero, nato a Roma nel 1983, l'anno dello scudetto della magica Roma. Collezionista di tutti i fumetti di Tex Willer e di alcune carte da gioco, ma odio l'azzardo, in primis le slot machines. Cresciuto con i cartoni giapponesi, Disney ed il Commodore 64 per poi passare a rami superiori (Amiga 500 e PC). Grazie a mio fratello minore, ho ampliato i miei interessi verso le serie tv ed il mondo di Batman. E su quest'ultimo vanto, "nerdamente" parlando, una grande conoscenza dei videogiochi di Arkham. Innamorato di Londra dopo una vacanza di neanche una settimana ed ansioso di ritornare nella dimora di Sherlock Holmes (Baker Street 221B)

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