Quest’anteprima italiana, targata Rai, ha confermato quanto le serie siano ormai parte fondamentale di un cinema bisognoso di proporre temi riflessivi in diverse puntate piuttosto che “sintetizzarli” in un film spesso incapace di garantire quel senso di completezza in un pubblico sempre più esigente.

Il nostro paese spesso ha ottenuto l’attenzione anche d’oltreoceano quando venivano introdotte le spiacevoli vicende della mafia, diventata il jolly per riscuotere successo che a volte, ahimè, era dovuto all’apprezzamento da parte dei più giovani per i personaggi chiamati in causa per recitare il ruolo di spietati assassini senza tener conto di come questa gente ha danneggiato la nostra bella nazione.

Stavolta, con Di Padre in Figlia, l’ideatrice Cristina Comencini, coadiuvata dal regista Riccardo Milani, è voluta andare più indietro nel tempo e precisamente nel dopoguerra, nella povera Bassano Del Grappa del 1958.

I protagonisti sono due giovani sposi tornati dal Brasile per ricominciare a vivere nella terra natale con tante belle speranze.

Purtroppo però i rapporti tra i due sono agli sgoccioli da tantissimo tempo e la nascita dei quattro figli è l’unico motivo che li ha costretti a rimanere uniti.

Il marito Giovanni Franza (Alessio Boni) è un uomo infedele, despota, maschilista e sempre pronto a pugnalare alle spalle qualora il gioco dovesse valere la candela.

Ciononostante egli è un grande lavoratore che ha aperto una distilleria con prospetti economici molto redditizi grazie soprattutto al socio Enrico Sartori (Denis Fasolo), una persona umile che sfortunatamente avrà l’unica colpa di essersi fidato di chi ha giurato di stare al suo fianco fino in fondo.

Franca (Stefania Rocca), la moglie di Giovanni, si è rassegnata a trascorrere una vita piena di delusioni e concentra tutte le attenzioni verso le tre figlie bistrattate.

Nonostante un destino apparentemente segnato, le ragazze le regalano delle preoccupazioni e delle soddisfazioni che lei stessa non si sarebbe mai sognata di avere, la sua peggior nemica diventa la miglior amica e rimpiomba improvvisamente un amore del passato.

In un periodo in cui le vecchie tradizioni stanno per essere investite dalle nuove, in primis la necessità da parte delle donne di avere gli stessi diritti degli uomini, abbiamo le figlie di Giovanni in primo piano candidate a rovesciare i fastidiosi stereotipi attraverso il desiderio di andare all’università ed inserirsi nel corpo di ballo rispetto a rimanere dietro le mura domestiche o intraprendere un “mestiere da donna”.

Se per la primogenita Maria Teresa (Cristiana Capitondi) sopraggiunge la delusione di dover compiere questo grande passo da sola, fatta eccezione per il sostegno incondizionato della mamma, la trasgressione sessuale della sorella Elena (Matilde Gioli) interrompe bruscamente l’ambizione di prima ballerina della Scala per far spazio all’ira di un padre preoccupato soltanto per il futuro dell’erede maschio e a mantenere lontano da casa gli scandali.

Un’insofferenza nei confronti del capofamiglia che cresce a dismisura e rischia di sfaldare una famiglia costruita dapprincipio con fondamenta inadeguate pronte ad essere schiacciate da un’imminente rivoluzione culturale.

Un primo episodio (in onda stasera su Rai1 alle 21:25) convincente per sceneggiatura di marchio esclusivamente femminile, per le accurate fotografie, per una recitazione di buon livello e delle vicende private esposte con lo scopo di sensibilizzarci sugli inevitabili cambiamenti dell’Italia.

Quattro episodi da tenere d’occhio per verificare i miglioramenti del made in Italy, coinvolto volontariamente verso questa richiesta illimitata di proporre un prodotto settimanale da analizzare successivamente nei social network, in tv o, come stiamo facendo noi, mediante una rivista online.

L’unica pecca da evidenziare in rosso, purtroppo, son stati gli imperdonabili e lunghi spoiler finali per darci un assaggio su cosa andremo incontro in futuro e più che assaggio ci è stata offerta quasi tutta una torta. Ma per fortuna il contenuto è quello che conta e le premesse fanno ben sperare.
Giovanni Calogero

A proposito dell'autore

Mi chiamo Giovanni Calogero, nato a Roma nel 1983, l'anno dello scudetto della magica Roma. Collezionista di tutti i fumetti di Tex Willer e di alcune carte da gioco, ma odio l'azzardo, in primis le slot machines. Cresciuto con i cartoni giapponesi, Disney ed il Commodore 64 per poi passare a rami superiori (Amiga 500 e PC). Grazie a mio fratello minore, ho ampliato i miei interessi verso le serie tv ed il mondo di Batman. E su quest'ultimo vanto, "nerdamente" parlando, una grande conoscenza dei videogiochi di Arkham. Innamorato di Londra dopo una vacanza di neanche una settimana ed ansioso di ritornare nella dimora di Sherlock Holmes (Baker Street 221B)