Il colonnello Carrillo è entrato prepotentemente nella testa di Pablo perché sta mettendo a serio rischio l’impero faticosamente instaurato negli ultimi anni. In passato, difatti, egli gli diede del grande filo da torcere e una perdita dura da mandar giù.

Il ritorno dell’incorruttibile non avviene in pompa magna, ma garantisce alle forze dell’ordine brillanti risultati nella lotta alla criminalità organizzata, in particolare al sequestro di diversi laboratori dove veniva fabbricata la cocaina.

Il cartello di Cali ne approfitta per espandere il territorio mantenendo un profilo basso e tifa spudoratamente per la polizia per tagliare il traguardo tanto ambito: il controllo totale del traffico di droga.

Son giorni molto complicati per Pablo perché alla lista dei nemici si aggiungono uno spietato gruppo nazionalista, denominato Autodefensas e capeggiato dai fratelli Castaño, che non ha dimenticato l’attacco al cuore della Colombia dei soldati comunisti.

Narcos 2x04 Il buono, il morto e il cattivo

Il numero della corazzata anti-Pablo, quindi, è aumentato a dismisura e il presidente degli Stati Uniti coglie l’occasione per inviare una pedina importante a stringere un’alleanza con dei fanatici estremamente utili per chiudere una caccia all’uomo infinita.

Tuttavia le azioni di Carrillo suscitano preoccupazioni sia per i pezzi grossi colombiani che americani e se la decisione di Gaviria è di respingere al mittente la scomoda testimonianza di un bambino, per Javier e Steve gli ordini sono di restare fuori qualora Carrillo dovesse utilizzare il pugno di ferro.

A parte queste restrizioni, la sensazione è che il regno di terrore in Colombia sia giunto ormai al capolinea soprattutto se il boss è in piena crisi di nervi e una successiva soffiata assai credibile potrebbe chiudere finalmente il cerchio.

Purtroppo il via libera di Javier equivale andare incontro alla morte per Carrillo e i colleghi mediate un terribile agguato in cui nessuno si salva e Pablo in persona si presenta al termine dei giochi affermando la propria vittoria e vendetta contro l’unico uomo che gli abbia finora veramente tenuto testa.

Politicamente questa sconfitta costringe il viceministro a salvare la faccia del proprio capo e amico di sempre e getta Javier e Steve in una depressione che a fatica riusciranno a lasciarsi alle spalle.

Steve fortunatamente ritrova una spalla su cui piangere ed è un pianto liberatorio, basato su delusioni in serie che stoicamente ha accettato cercando di imparare dal più piccolo errore.

Discorso diverso per Javier che si sente colpevole sebbene le intenzioni fossero le stesse del resto della squadra: catturare finalmente vivo o morto Pablo Escobar.

La vita, però, ha a volte il pregio di darti un’altra possibilità e anche se a fornirtela è gente con cui non avere nulla da spartire, il compromesso, in questo caso, rappresenta il segnale di via libera da qualsiasi tipo di moralità.

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L’alta tensione ha chiaramente caratterizzato questa emozionante puntata terminata con un sentimento di odio nei confronti di Pablo per come ha vinto l’ennesima battaglia e per come ne ha decantato le lodi.

Il buono, il morto e il cattivo è esattamente l’opposto rispetto al finale del celebre film western del maestro Sergio Leone perché a spuntarla è la voce della tirannia e della paura che respinge ogni ribellione col sangue e la violenza interrompendo la speranza di un futuro che il presidente colombiano ha annunciato al popolo dopo giorni e giorni di riflessioni.

Nonostante il clima negativo, un dittatore spesso nella storia ha finito per attirare antipatie anche tra i più stretti collaboratori che, appena vista la barca prossima ad affondare, non ci hanno pensato due volte a tradirlo perché l’onore è affare di pochi quando in ballo c’è la pelle da salvaguardare.

Javier ha un invito molto speciale per liberarsi finalmente di un ostacolo insormontabile e in futuro il problema sarà il prezzo da pagare, ma in tempi così cupi anche il contributo del diavolo può essere determinante.
Giovanni Calogero