La vita di Pablo Escobar si fa sempre più dura col trascorrere delle giornate. Nemmeno il tempo di staccare un po’ la spina che subito i Los Pepes (PErseguidos por Pablo Escobar, i Perseguitati da Pablo Escobar) gli mandano incessantemente messaggi di avvertimento come incendiargli la macchina con cui era solito gareggiare con gli amici, ma soprattutto esibire in pubblico cadaveri che avevano lavorato personalmente con lui.

L’orgoglio di Pablo è al massimo della potenza e non potevamo sperare diversamente avendo avuto il piacere di trarre insegnamenti dalla storia ed il dispiacere di conoscere un narcotrafficante che ha costruito un impero basato sulla paura e su migliaia e migliaia di soldi sporchi ricavati dalla droga che gli hanno fatto guadagnare grande popolarità tra la gente prevalentemente povera che occupa più della metà della Colombia.
La risposta ad una serie di schiaffi è rappresentata da uno schiaffo di quelli che il compianto Bud Spencer dava ai mascalzoni per la gioia dei più piccoli, ma anche dei più grandi.

La devastante esplosione durante un matrimonio della figlia di Miguel Rodríguez Orejuela (Francisco Denis), uno dei fondatori del cartello di Cali assieme al fratello Gilberto (Damián Alcázar) ai ferri corti col ricercato numero uno dal governo sia colombiano che americano, rappresenta la dicharazione di una guerra priva di qualunque tipo di moralità. Niente più giochetti, chiunque faccia parte della cricca di Pablo o lo abbia minimamente appoggiato in passato sarà condannato ad una terribile e dolorosa morte.

Narcos 2x06

I familiari e gli alleati più stretti del Robin Hood paisa nascondono a tratti la loro preoccupazione. In primis il fratello di Tata vorrebbe vederla fuori dalle sparatorie e dalle bombe che potrebbero colpire lei ed i figli. Però la sorella è conscia del fatto che ormai non si può più tornare indietro e per amore sceglie di restare perché anche se riuscirebbe a scappare dovrà portare permanentemente un nome pesante come fardello. Un errore di valutazione di una signora anziana testarda alla pari del figlio sancisce la crisi più profonda del regno criminale di Pablo Escobar, che rimpiange con tutto il cuore la “prigionia” stipulata con le autorità locali.

Tuttavia egli non ha mai pensato di arrendersi e non lo farà di certo con una banda a cui pagava un lauto stipendio fino a qualche mese fa, ma evita stavolta di coinvolgere la famiglia dopo averla vista molto vicina a soccombere. Javier è la talpa né buona né cattiva della DEA che coopera con il cartello di Cali per liberarsi del nemico comune. Lo sguardo deluso ed anche la determinazione ad ingoiare un grande rospo gli risparmia la ramanzina del socio.

Entrambi ne hanno passate tante da quando hanno lasciato l’America e più andavano avanti col caso Escobar, più saliva di livello la convinzione che sporcarsi le mani di fango pur di arrivare a chiudere il cerchio fosse l’unica soluzione a disposizione per motivi politici e sociali.

Questo silenzio assenso si insedia, oltre che nei due protagonisti, anche nei pezzi grossi americani che, nonostante la pressione dei colleghi, rifiutano di condannare le azioni dei Los Pepes, ma nemmeno ammettere alla stampa che gli stanno dando una grande mano per far cadere il tiranno dalla torre in cui si nasconde impunemente. Dopo il brutale omicidio del colonnello Carrillo, Carlo Bernand e Doug Miro hanno concentrato l’attenzione sui momenti più cupi e tristi del dittatore che si è guadagnato col tempo la fama di ribelle sanguinario. Una prospettiva abbastanza commovente a prescindere dal buono e cattivo perché chiaramente lascia intendere quanto in ognuno di noi alla fine è nascosto un cuore benevole come l’amore di un padre.
Umanamente dispiace per i bambini, piccole creature innocenti con la sola colpa di essere venuti al mondo per opera di genitori tutt’altro che santi e spesso a pagarne sono loro. Andatelo a chiedere ai civili coinvolti ogni giorno con la speranza di sopravvivere a deplorevoli battaglie religiose finalizzate, gira che ti rigira, al controllo del territorio.

Giovanni Calogero