L’ultimo appuntamento di stagione chiude un’era di terrore e non era difficile da intuire dal titolo. Il bene ha trionfato ancora una volta sul male? Non è esattamente così che son andate le cose dopo aver analizzato attentamente che aria si respirava e quanto fosse impossibile renderla del tutto pulita anche nell’ambiente poliziesco.

Un sogno, da tempo coltivato nella mente dell’allora narcotrafficante più conosciuto e spietato del mondo, rimane tale quando ad occhi aperti si ritorna ad una realtà fatta di contatti affettivi lontani e un rifugio, che sa più di gabbia invece di una tranquilla dimora ove prendersi un periodo di pausa lontano dallo stress quotidiano.
Questa costrizione finisce per scatenare in Pablo l’effetto opposto soprattutto per una motivazione: è la terra natale, la patria che ha sempre amato e che vorrebbe rivedere meglio visti gli anni trascorsi ad occuparsi instancabilmente di affari. Le sensazioni son positive, ma anche di onnipotenza mescolata all’insicurezza che il defunto e caro cugino gli trasmette in una visione che vorrebbe non terminasse mai.

I difensori della legge, intanto, provano a sfruttare una preziosa informazione per stanare finalmente il latitante solo che la fortuna continua ad essere loro nemica e il pessimismo sull’operazione è sempre alle stelle. La differenza di opinioni su come procedere contro Pablo tra il colonnello Martinez ed il presidente della Colombia, poi, crea confusione che psicologicamente contribuisce a commettere errori anche banali per la mancanza di serenità.  Tuttavia sebbene il clima non sia stato dei più distesi e il nervosismo abbia inevitabilmente finito per prevalere, nessuno ha mai mollato l’osso e una banale ronda consente finalmente di localizzare la piaga colombiana.
Tornato da una istruttiva passeggiata, Pablo ha le idee più chiare e la mente più libera. La moglie invano prova a persuaderlo ad arrendersi per sperare di avere una possibilità in futuro, ma più che una resa l’amore della sua vita opta per una protesta ufficiale da inviare a tutti i paesi del mondo riguardo il trattamento che stanno ricevendo gli altri membri colpevoli di portare il pesante cognome Escobar.
Sfortunatamente per l’ex Robin Hood paisa il tempo per ricorrere ad una nuova strategia pur di salvare almeno la famiglia scade ed è nell’ultimo quarto d’ora che la tensione sale ed un’esistenza si spegne scegliendo di morire da uomo libero e velenoso fino alla fine.
Quando lo guardi in faccia… il diavolo non sembra più così cattivo” – son le ultime considerazioni a primo impatto banali di Steve che, però, hanno sempre un fondo di verità soprattutto se sei immerso totalmente in una caccia ad un fantasma che ha fatto tanti di quei danni e il desiderio di prenderlo era ormai un’ossessione. Quando a conti fatti hai compiuto la missione, ti aspetti di avere davanti un mostro in procinto di cadere sempre con lo sguardo del male e invece di fronte alla morte siamo spesso tutti uguali e speranzosi di poter sopravvivere.
Il re è caduto. Lunga vita al re” – solo che la reazione popolare è di un misto di gioia- sollievo e la foto con accanto il cadavere del nemico rappresenta una vittoria sudata ed insperata contro quasi un super villain dotati di poteri al di là delle forze umane.

Narcos 2x10 recensione

Javier si gode la notizia in esilio trattenendo a stento la commozione e pronto ad accettare qualsiasi punizione che gli spetta dato che il caso primario è stato definitivamente chiuso.
Il faccia a faccia con i superiori non va esattamente come egli si aspettava ed è l’occasione per scendere nuovamente in campo aprendo difatti ad una nuova trama orizzontale che si avvicina di gran lunga alla nostra epoca.

La storia di Pablo Escobar dal momento di massimo splendore giunta infine al rovinoso crollo è stata narrata accuratamente sfruttando i diversi stati d’animo delle forze in contrapposizione.
E’ evidente la mancanza di un vero vincitore in questa rivalità. Più che altro il messaggio è stato di imparare ad agire in fretta nell’eventualità che ci possa essere un altro Escobar intenzionato a prendere prepotentemente in mano la Colombia.
Il lavoro di pulizia della feccia criminale è tutt’altro che concluso perché un’associazione, una volta numero due, zitta zitta si sta costruendo una piccola cupola impenetrabile. Urge, quindi, la necessità di distruggerla prima che sia troppo tardi e si debba ricominciare da zero ancora una volta.

Giovanni Calogero