Dopo un flashback di Sean quando viene rapito, entriamo nella sala di crisi con il Presidente degli Stati Uniti dove siamo costretti a sopportare un riassuntone di cosa sia Drill (per chi si fosse distratto) e con il solito scontro Sean/Wes su cosa fare al riguardo: se studiarlo o se combatterlo fin da subito. Il tutto si risolve con la visita del presidente alla pietra, con una lezione di nazionalismo americano e con una leccata livello dieci di Wes: “Siamo noi il popolo… e siamo qui al suo fianco… con lei… pronti”. Poi, altro spiegone sul pupazzo della figlia lasciato in macchina ed il Presidente si lancia in una accorata arringa di come sia importante la famiglia e stare con i propri cari.
Sean, invece, viene messo di fronte ad una scelta: Aiutare la nazione come cavia, o finire in galera. Detto fuori dai denti: Fa piacere vedere il capo della sicurezza nazionale comportarsi come Fabrizio Corona quando proponeva di vendere delle foto imbarazzanti alle stesse vittime dei suoi scatti. Comunque, e nonostante tutto, la narrazione prosegue con Sean che torna a casa, saluta il figlio e fa un cenno a Claire. Piccole scene di vita quotidiana in cui Henry (il roscio che non sappiamo da chi abbia preso dei due) porta a spasso il padre solo per farlo arrivare a vedere che i suoi vestiti non sono più nell’armadio. Claire nell’ordine, si scusa, cerca di capire se Sean voglia condividere il talamo nuziale, entra a gamba tesa sul suo matrimonio.
Wes, invece, tornato a casa e dopo aver rischiato di sorprendere Minx e la madre a chiacchierare con Drill, gioca con Minx e poi telefona a Claire. Claire risponde a Wes che, ovviamente, sembra lamentarsi, come se fossero fidanzati, della presenza del marito a casa e poi la mette in guardia su Sean. Durante questa conversazione tra i due fedifraghi rischiamo di addormentarci, ma teniamo duro all’arrivo del primo colpo di scena: Drill parla con la figlia del presidente degli Stati Uniti e, evidentemente, le ha chiesto di lasciare il suo pupazzo nella macchina presidenziale. Tutto torna, anche se banalmente.
Secondo colpo di scena: Sean è potuto stare solo una notte a casa con la famiglia ed Henry, vedendo il padre allontanarsi ancora, non la prende molto bene.
Sean è per la distruzione di Drill perché convinto della sua malvagità e per la seconda volta ci ricorda che il suo essere stato collegato mentalmente a Drill fa di lui un’esperto: tutto questo fa molto Indipendence Day ma va bene così.
Lena, parlando con Wes, fa scattare nuovamente la molla dell’investigatore e ci fa sapere che il meteorite è una specie di telefono; E.T. telefono casa? Spielberg docet. Non per niente è il produttore.
Sean, Claire e la Scienziata invece si organizzano per far saltare in aria la roccia spaziale: la Scienziata muore, Drill arriva e Wes subito dopo fermando i militari ed aiutando la distruzione. Improbabile che Sean resti vivo, ma tant’è: abbiamo ancora tre puntate da sorbirci, mica vorrai far morire il protagonista. Dopo una stretta di mano virile tra i due Wes permette alla coppia di scappare; pessimo attore ma dal cuore d’oro. Cambio di ambiente e il capo della sicurezza nazionale, a sorpresa, chiede a Jessup, il collega di Claire, di rapire Henry.

Edoardo Montanari