Mentre si guarda la prima stagione di The Ranch, la nuova comedy targata Netflix, si ha come l’impressione di vedere qualcosa già visto. Ma è difficile dire quale altra serie ricordi.
Sicuramente a Due Uomini e Mezzo (sia per la presenza di Ashton Kutcher che di quella dei produttori e sceneggiatori Jim Patterson e Don Reo), forse ha qualcosa di Cheers (in Italia Cin Cin) o di qualche altra commedia della CBS.
O probabilmente è l’insieme di tutte le sit-com passate. Diverso da qualsiasi altro show ma così simile nella forma.
Ma non è un aspetto negativo, questo.
Se un prodotto funziona attraverso determinati elementi, perché cambiarlo?

The Ranch opinione

Il ranch si trova nella città di Garrison, in Colorado, dove Colt Bennett (Ashton Kutcher), sbiadita stella del football liceale, dopo aver fallito tra i professionisti torna nella casa di famiglia a leccarsi le ferite. Colt è un bambinone egoista e superficiale, un moderno Peter Pan rimasto ancorato ai successi del liceo e poco avvezzo alla vita tutto sudore, polvere e fatica della fattoria.
Colt ha un fratello maggiore, Rooster (Danny Masterson), che non ha mai lasciato la famiglia. Rimasto per aiutare suo padre nel ranch, ha molto meno successo socialmente di Colt, ma, di sicuro, è il personaggio più riuscito e divertente della serie.
Sam Elliott è il padre Beau Bennett, un vecchio brontolone, veterano del Vietnam, e un allevatore duro e scorbutico che non vuole esternare i suoi sentimenti.
E, infine, c’è Maggie (Debra Winger), proprietaria di un locale e moglie hippie di Beau, anche se non vivono nella stessa casa.
Riuscirà Colt a ritrovare un posto nel mondo e a salvare se stesso e il Ranch dai gravi problemi finanziari?

The Ranch non è una serie innovativa (non voleva esserlo) ma è un omaggio alle “vecchie” situation comedy familiari che fa il suo dovere: far passare 20 minuti in spensieratezza non disdegnando qualche risata.
E mostrandoci il mondo irresistibilmente affascinante e crudo dell’americanità rurale del Colorado.
Marco Visco

A proposito dell'autore

Sono nato a Roma nell'anno dei mondiali, quelli dell'82 e Paolo Rossi era un ragazzo come noi. Tra cartoni animati, vecchie serie tv e saghe di acchiappafantasmi e di ritorni al futuro sono cresciuto e mi sono laureato in Scienze delle Comunicazioni. Dopo aver imparato la "professione" tra redazioni, servizi e articoli ho avuto il privilegio di dirigere la testata giornalistica cinematografica Cinemamente.

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